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venerdì 21 giugno 2013

Semplicemente budino al cioccolato (ma quello della nonna!)

budinociocco

Qualche tempo fa sono stata colta da un'insana voglia di budino al cioccolato. Facile no? E invece no. Ho fatto tante creme e cremine al cioccolato, ma il budino vero, come quello che mi faceva la mamma da piccola sciogliendo le uova di Pasqua, quello no, non l'ho mai fatto. Beh, direte voi, basta telefonare alla mamma per avere la ricetta. E ancora no, perchè sono passati talmente tanti anni dall'ultimo budino che la mamma non se lo ricorda più.
Per fortuna è venuta in nostro soccorso mia cugina Luisa che ci ha ricordato il ritornello della nonna: "per un litro di latte, un etto di cioccolato, uno di zucchero e uno di farina". E così è stato.
La nonna poi aggiungeva una bella noce di burro per dare più forza e, a volte, un cucchiaino di caffè solubile.
Noi alla fine l'abbiamo fatto così (come sempre, e a maggior ragione per una preparazione così semplice, è fondamentale che gli ingredienti siano di primissima qualità):


Budino di cioccolato


un litro di latte intero fresc)o
150g cioccolato fondente min 70% (la nonna mi perdonerà ma ne ho aggiunto un po' di più)
100g farina setacciata
100g zucchero di canna
40g di burro

Portate il latte ad ebollizione (a piacere con il caffè solubile o con un po' di vaniglia). A parte, fuori dal fuoco, in un pentolino diluite con una frusta la farina con il latte bollente, mettendone prima poco, poi via via aggiungendolo tutto, stando attenti a non formare grumi. Rimettere sul fuoco e aggiungere lo zucchero, il burro e sciogliere in ultimo il cioccolato. Mescolare fino ad ottenere la giusta consistenza. Se si dovessero formare grumi il minipimer sistema tutto! Distribuire in uno stampo (magari bagnato con un goccio di liquore e fare raffreddare in frigo per almeno due ore.
Per sformarlo, immergere rapidamente lo stampo in una vasca di acqua calda che, scaldando un po' le pareti esterne del budino, lo aiuterà meglio a scivolare via.

lunedì 17 dicembre 2012

I chiffelini della nonna Eros

chiffemark

Lo so, il nome fa un po' ridere anche me, eppure questi biscotti si chiamano proprio così o quantomeno sono stati tramandati con questo nome da qualche generazione.
L'assonanza con i kipferl tedeschi è evidente, la forma stessa li ricorda, ma la ricetta è diversa, molto più rustica rispetto al vellutato e burrosissimo biscottino tedesco.
Erano uno dei cavalli di battaglia di mia nonna Eros che però non riesco a ricordare nella mia memoria di bambina. Li ho trovati di recente trascritti nel ricettario della zia e li ho rifatti nella speranza di ritrovare nel mio inconscio quel sapore di proustiana memoria.


Chiffelini (o cornetti)


per circa 80 biscotti da 15g l'uno:
500g farina
300g burro fuso
150g zucchero
150g mandorle tritate
un pizzico di sale
mezzo bicchiere di vino bianco (a me sono bastati 30g di marsala)

Impastare insieme gli ingredienti tenendo il vino per ultimo che va aggiunto ad occhio per aggiustare la consistenza dell'impasto (a me ne sono bastati 30g).
Formare dei rotolini curvi (cornetti) da circa 15g l'uno e infornare a 140-150 gradi per 20 minuti.

martedì 2 ottobre 2012

Il ciambellone di Achille

ciambellone achille

Veramente di quel caratterino d'un Achille è più noto il tallone. Ma di proposito, desideriamo mettere in rilievo il ciambellone: per amore della rima e della ricetta.


Così recita l'introduzione al mitico ciambellone tratto dal Manuale di nonna papera, edizione del 1970, pagina quarantaquattro.
Si tratta della ricetta della mia infanzia per eccellenza che, per la sua semplicità, è già finita in eredità a mia figlia unenne.
Cosa vi posso dire? Prendetemi pure in giro ma io lo adoro.


Il ciambellone di Achille
(testo originale con riproduzione fedele della mia mamma)

300g farina bianca
200g zucchero
100g burro
1 bustina di lievito (ma ne basta meno)
1 limone
2 uova
sale
qualche cucchiaio di latte

Disponete a fontana sulla spianatoia (non possedendo l'asse della pasta, potrete usare una grande zuppiera) farina, zucchero, un pizzivo di sale, lievito e la buccia grattugiata di un limone. Il tutto mescolato e setacciato. Aggiungete le uova o il burro ammorbidito. Impastate. Se vedete che l'impasto risulta troppo duro ammorbiditelo con poco latte. Ungete di burro uno stampo per ciambelle, cioè con il buco in mezzo, sistemate bene la pasta e mettete a cuocere in forno già caldo (180 gradi) per 40 minuti circa. Se li avete sottomano, sistemate sopra la ciambella qualche filetto di mandorla, qualche ciliegina candita o qualche pezzetto di cedro (ma noi l'abbiamo sempre mangiato "al naturale").

Foto rubata domenica mattina alle 7, prima che la casa si alzasse a far colazione.

mercoledì 7 marzo 2012

Una torta di famiglia. Di carote.

cubi carota

Di recente ho avuto l'occasione di sfogliare contemporaneamente il ricettario di mia madre e quello di mia zia. Nonostante la scrittura geroglifica sono riuscita ad individuare un tot. di ricette identiche che portano il nome di varie zie. Questa è la torta di carote della zia Elide.
Se volete posso fingere che sia dietetica facendovi notare che è priva di burro/olio, glissando sulla "misera" quantità di frutta secca...
Un vantaggio vero però ce l'ha: l'ho preparata in cinque minuti di orologio.
Ho fatto partire il cronometro, provare per credere!

Post scriptum
: non solo sono tornata ma da domani affiancherò i miei colleghi ed amici nel progetto di Gastronomia Mediterranea.
Non sarà una sostituzione al blog, ma un completamento. Come già sapete Gastronomia Mediterranea tenta di approcciare la cucina a tutto tondo, a partire dai prodotti/produttori fino ad indagare la storia gastronomica e di costume. Sono molto entusiasta di questa nuova avventura e spero che anche voi lo sarete con me.


La torta di carote della zia Elide

250g carote crude pulite
200g mandorle senza pelle (io ho fatto un mix mandorle/nocciole)
200g zucchero (ne ho usati 160 e di canna)
2 uova
2 cucchiai di farina
un cucchiaino di lievito
scorza di limone (io ho messo anche arancia)

Tagliare le carote a pezzi e metterle nel frullatore con la frutta secca e lo zucchero. Aggiungere poi la farina, il lievito, le uova e la scorza di limone (e aranncia).
Mescolare bene e distribuire in uno stampo imburrato.
Cuocere a 180 gradi per 30 minuti circa.
Servire tagliata a cubotti.


mercoledì 12 ottobre 2011

Le acciughe marinate del mio papà

acciughe

Ormai ho capito che per mandare avanti la baracca ho bisogno del supporto di tutta la famiglia e non sto parlando solo della mia nuova vita da mamma, ma anche di questo piccolo spazio ultimamente tanto trascurato.
Ho perciò subito approfittato delle acciughe che mi ha portato a casa il papà dal mare per immortalarle velocemente e farmi dare la ricetta.
Mi rendo conto che alcuni dettagli siano un po' esosi (lo snobismo con cui mio padre afferma di non far toccare acqua dolce al pesce è quantomai adorabile) ma così è la ricetta originale e così ve la riporto.
Grazie papà!


Le acciughe marinate del mio papà


Acquistare solo prodotto che sia garantito (pescato nella notte): l'occhio dovrà
essere limpido e la carne consistente, non stanca. Il profumo di mare non deve
esserci poichè il pesce fresco non ha nessun odore.
Provvedo quindi alla sfilettatura che eseguo con apposito coltello. Il
successivo lavaggio lo effettuo in acqua di mare pulitissima (non faccio mai
toccare acqua dolce al pesce). Ripasso i filetti lavati uno ad uno controllando
visivamente che non ci sia sospetto di anisakis; durante questa operazione tolgo
dai filetti le risidue pinne dorsali. Metto quindi il pesce così pulito 45
minuti in aceto di vino bianco od incolore. Provvedo quindi a togliere l'aceto
rilavando ben bene in mare (sempre molto pulito) e lascio asciugare 15 minuti.
Condisco con olio e pepe; il sale non serve perchè sono state trattate in mare.
Si possono mangiare subito ma domani sono ancora più buone. Una variante prevede
che al posto dell'aceto vengano marinate per 10 minuti con limone e subito
mangiate senza rilavarle.
Se anzichè le acciughe o alici avete trovato solo le sarde, la marinatura in aceto durerà almeno un'ora.

giovedì 3 febbraio 2011

Il risotto alla pilota

riso pilota

Come noto, trattasi di tipicissima preparazione mantovana, di quella zona della provincia al confine con il veronese dove regna la coltivazione del vialone nano.
Il nome stesso contiene in sè due tranelli:
1. si chiama impropriamente "risotto" ma risotto non è: non si tratta infatti di una preparazione all'onda e mantecata nel senso tradizionale del termine. C'è chi lo prepara tramite la tecnica dell'assorbimento (si conta un tot. di acqua in base al tot. di riso, una sorta di pilaf insomma), nel mio caso mi limito a fare un riso bollito;
2. il paese dove si dice sia nato questo piatto è Castel D'Ario, patria del noto pilota Tazio Nuvolari per cui in tanti pensano che il nome sia riferito a lui. In realtà la specificazione "alla pilota" è rivolta ai piloti, coloro i quali si occupavano della pilatura del riso (cioè della sua "pulitura").
Questo risotto con le salamelle per tradizione, soprattutto nei mesi invernali o dopo l'uccisione dei maiali, si serve con l'aggiunta di un puntèl, ovvero una braciola o qualche costina di maiale (io prediligo la seconda versione).
Inutile dire che si tratta di ricetta di famiglia (a dire il vero del procedimento di Anna, amica della mamma e fatto nostro) e quindi non vuole rappresentare alcun canone.
Buon appetito!


Il risotto alla pilota


riso vialone nano
pesto (a Mantova per pesto si intende una sorta di pasta di salame che viene venduta appositamente per fare il risotto. Si può sostituire con delle salamelle)
costine di maiale
acqua, sale, pepe
grana grattugiato a go-go

Come proporzioni considero più o meno pari peso tra riso e salamella (che poi, anche se dovesse abbondare la seconda non si offenderebbe nessuno).

Per le costine
:
Far rosolare le costine in una padella senza condimento e da entrambe le parti poi, dopo averle sfumate con un goccio di vino bianco, ricoprirle di acqua bollente (quel tanto che basta per ricoprirle e non di più!) e farle cuocere per mezz'ora a tegame coperto. Passato questo tempo, togliere il coperchio e continuare la cottura, a fuoco moderato, fino a totale assorbimento dell'acqua (1 ora circa). Si deve vedere la carne che si stacca dall'osso.

Per il pesto:
Sgranare le salamelle e cuocerle da sole (cioè senza l'aggiunta di altri grassi) per una ventina di minuti.

Per il riso:
Lessare il riso per 10 minuti in acqua abbondante e salata. Scolarlo per bene, unirlo alle salamelle (tenute ben calde) e cuocere assieme per 3 minuti. Spegnere il fuoco, coprire il tegame con un canovaccio e poi con il coperchio e far riposare per 5 minuti.
Aggiungere il grana grattugiato e servire.
Deve risultare un composto ben sgranato.

lunedì 24 gennaio 2011

Minestra con sedano e magoncini

minestra sedano-magoncini

...ovvero la minestra della mia infanzia.
In effetti non che sia stata svezzata a suon di frattaglie, ma ritrovare questi sapori antichi mi ha riportata indietro nel tempo di almeno vent'anni.
Non so se si tratti di un piatto tipicamente mantovano (dai volumi a mia disposizione ho trovato solo minestre con i fegatini e non con i magoncini) ma di certo è un piatto tipico di casa mia (e questo mi basta per amarlo alla follia).
I non amanti delle frattaglie possono concludere qui la lettura del post. I più audaci invece saranno curiosi di sapere che i magoncini, così chiamati a Mantova (e di recente già incontrati nella ricetta degli agnolini) altro non sono che i ventrigli (a Milano suonano così) o durelli del pollo, ovvero una parte dello stomaco del pennuto che si consuma senza grandi lavorazioni (non servono tempi per lo spurgo) semplicemente ripulendo i pezzi dalle striature bianche.
Credo che questa sia l'unica preparazione in cui ami il sapore del sedano...


Minestra con sedano e magoncini


per una persona:
2 pugni di riso (vialone nano o carnaroli)
100g magoncini (al netto degli scarti)
30g sedano
brodo di carne leggero* (circa 500g)
sale e pepe
grana grattugiato

Togliere i filamenti dal sedano e tagliarlo a cubetti.
Privare i magoncini di tutti i filamenti bianchi (ottenendo così 100g di prodotto), sciacquarli e cuocerli per almeno un'ora (se si chiamano durelli, c'è un perchè...) nel brodo di carne con i cubetti di sedano.
Aggiungere, se serve, un pizzico di sale o altro brodo e cuocere il riso per 15-18 minuti assieme ai magoncini e al sedano.
Terminare con una macinata di pepe e una spolverata di grana.
Ringrazio l'audacia di quelli che sono arrivati fin qui.

*il brodo deve essere leggero un po' perchè dopo un'ora e mezza di cottura si restringe per bene concentrando il sapore e un po' perchè il magoncino stesso rilascia un buon sapore.

mercoledì 12 gennaio 2011

Gli agnolini di casa mia

agnolini

Di recente sono stati proposti da Alex (di ispirazione ferrarese) e da Giulia partendo da una ricetta emiliana. Oggi voglio presentarvi i miei, di stampo nettamente mantovano, con tutte le varianti familiari del caso.
Questi per me rappresentano la perfezione fatta ad agnolino, il sapore corrispondente alla mia idea platonica e sono il tentativo di mettere su carta quel gran casino di quantità ad occhio che mi ha elargito (sotto tortura, sia chiaro) la nonna Cati -le stesse che le aveva spiegato la bisnonna.
Dal punto di vista estetico (e anche da quello pratico) si può nettamente migliorare, ma mi ritengo molto soddisfatta del mio primo esperimento agnolinoide. L'importante era riuscire a ricostruire i sapori del ripieno, poi sulla sfoglia migliorerò col tempo.
Per tradizione si servono con un buon brodo di carne (gallina/cappone & manzo) durante il pranzo di Natale.


Agnolini

dose per un chilo abbondante di agnolini:
4 uova
400g farina 00 (ho usato un 10% di manitoba per dare più elasticità all'impasto, ma non ditelo alla nonna, vi prego!)

125g cappello del prete (o muscolo)
100g lonza di maiale
125g salamella mantovana
una fetta di prosciutto crudo da 75g
una fetta di pancetta da 50g
una fetta di mortadella col pepe da 75g
75g di magoncini (anche detti ventrigli o durelli) di pollo al netto degli scarti

150g grana grattugiato
1 uovo

vino bianco per sfumare

Mettere tutte le carni -esclusi prosciutto e mortadella- in una pentola e iniziare a rosolare senza l'aggiunta di altri grassi (salamella e pancetta, col calore, inizieranno a elargire i grassi sufficienti). Sfumare con un po' di vino bianco, far evaporare e aggiungere poca acqua (quanto basta per ricoprire appena le carni). Cuocere lentamente a recipiente coperto per almeno due ore. Gli ultimi minuti aggiungere anche il prosciutto e la mortadella.
Recuperare le carni tenendo il brodo da parte e tritarle. Una volta fredde, aggiungere il grana e l'uovo e aggiustare eventualmente la consistenza con qualche cucchiaio del brodo di cottura.
Io non ho ritenuto necessario nè salare nè pepare.
Iniziare a confezionare la pasta: tirare una sfoglia* non troppo sottile (non dev'essere una sfoglia invisibile e in bocca deve risultare "ignorante" il giusto; io ho tirato fino all'ultima tacca della sfogliatrice del kenwood ma con l'imperia o altre macchinette un po' più professional la nonna si fermava alla penultima tacca), distribuire delle nocciole di ripieno e formare gli agnolini partendo da un quadrato di circa 4x4cm (dal quadrato ricavate un triangolo e, rigirandolo sul dito, congiungete le due punte del triangolo). Anche se non sembra, non ho usato il tagliapasta liscio ma quello ondulato.
Se non li consumate subito, fateli seccare per bene e poi metteteli in congelatore (per consumarli, gettateli in acqua bollente direttamente da surgelati).
La dose è adatta ad otto persone civili...a sei un po' mangione...a quattro se avete il mio DNA.

* se, come me, usate una macchinetta, prima di confezionare i vostri agnolini, fate un paio di passate su un asse di legno anche con il mattarello. In questo modo la sfoglia acquisterà più porosità "assorbendola" dal legno.

ripieno agnolini

P.S.: qualora vi avanzasse del ripieno, questo è ottimo per imbottire polpettoni, faraone o verdure (la verza, ad es.). Enza, tra i commenti, giustamente suggerisce di usare il ripieno anche per delle olive ascolane.

martedì 23 febbraio 2010

Budino di kiwi

Budino di kiwi

Ai tempi in cui scrivevo sul forum de La cucina italiana questa ricetta era quella più indissolubilmente legata al mio nome. In realtà si trattava della versione all'arancia e, sempre a dirla tutta, mi ero solo fatta portavoce di una ricetta della mia mamma.
Noi l'abbiamo sempre chiamato "budino" ma forse il suo nome più appropriato sarebbe "gelo", dato che segue tale e quale il procedimento dei dolci al cucchiaio siciliani (ovvero usare maizena o frumina come addensante).
Qualsiasi nome gli si voglia attribuire, rimane comunque una preparazione versatilissima (è stato fatto in tutti i gusti, pomodoro compreso!) e facilmente sformabile anche in stampi d'alluminio (cosa non da poco).
Questo al gusto Shrek mi è piaciuto molto...


Budino di kiwi


6 kiwi
300g zucchero
90g di maizena
1 limone grande

Sbucciare i kiwi e frullarli assieme al succo di limone. Inserire il succo ottenuto (circa 320-350g) all’interno di un contenitore graduato. Aggiungere lo zucchero, la maizena e stemperare bene. A questo punto aggiungere acqua sino a raggiungere il litro.
Mettere sul fuoco e cuocere per tre minuti dal momento dell’ebollizione. Versare in uno stampo (o in più stampini monoporzioni) leggermente inumidito da un liquore a piacere e far raffreddare in frigo per almeno tre ore prima di servire.

martedì 12 gennaio 2010

Il sugolo (o sugol)

Sugolo

Buongiorno a tutti e ben ritrovati!
Chi è curioso di sapere delle nostre avventure nella Grande Mela credo proprio dovrà aspettare parecchi giorni anche perchè ho l'impressione che NY non finisca mai, nemmeno quando sei tornato a casa. Qualcosa ti rimane dentro e si fa sentire a scoppio ritardato. Non so se sarò mai in grado di riordinare le idee quindi nel frattempo mi dedico ai sapori antichi, a quelli di casa.
Il sugolo o sugol non è altro che un budino di mosto d'uva tipico, a quanto mi risulta, delle zone tra il mantovano e il modenese (ma correggetemi se sbaglio).
E' di una semplicità ancestrale, di sapore schietto e senza tanti fronzoli ed è proprio per questo che lo adoro.


Il sugolo


un cucchiaio di farina 00 (e un cuccchiaio di zucchero a piacere) ogni bicchiere di mosto

Stemperare per bene la farina con il mosto (prima solo con qualche cucchiaio e poi, a mano a mano col resto) aggiungere lo zucchero e portare a bollore. Far bollire per qualche minuto fino a quando non sentite una consistenza più solida e versare in un contenitore a piacere (la tradizione lo vorrebbe servito dentro ad un piatto fondo).
Far raffreddare e servire freddissimo possibilmente il giorno dopo!

martedì 22 dicembre 2009

Auguri e lungimiranza...

Olivotto

Cari voi che mi leggete, è ormai tempo di chiudere i battenti.
Siamo alle corse dell'ultimo minuto, alle dita incrociate per le ultime infornate di panettone, agli impacchettamenti vari, alle partenze...pertanto, salvo delirio di onnipotenza da pandoro (sto provando a farlo per la prima volta e con il LM e qualora dovesse riuscirmi, sono certa che sentirete gli squilli di tromba), credo che sia ora di porvi i miei più cari auguri, ringraziando per il costante affetto che dimostrate ad una lunatica burbera (come qualcuno qualche settimana fa ben mi descrisse) come me!
E ora veniamo al momento della lungimiranza: il digestivo qui sopra...
Dati i pasti luculliani, mi sembra utile regalarvi la ricetta di una delle più buone grappe mai bevute: la grappa alle olive (ribattezzata dal papà Olivotto).
Io non sono un'amante dei liquori, ma vi assicuro che questa grappa è speciale!
Sarà perchè abbiamo raccolto insieme le olive quest'autunno in una cornice stupenda, sarà perchè l'ha curata il mio papà, fatto sta che è la più buona grappa mai assaggiata!

tappo2

Olivotto

un litro di grappa bianca
200g olive fresche incise longitudinalmente (taglio kalamata)
400g zucchero

Cacciare tutto dentro una bottiglia e far riposare per 3 settimane. Togliere le olive, mangiarle (o conservarle in un barattolo) e scolarvi il grappino!

P.S.: siamo in imminente partenza per New York, avete consigli, dritte, indirizzi, ecc?

venerdì 11 dicembre 2009

Posto la past@: i bigoli con le acciughe del mio papà

I bigoli con le acciughe del papà

Eh sì, per questo concorso ho deciso di giocarmi il jolly! Cari mangiatori-di-tzatziki-in-orari-improbabili, sfodero l'arma del papà! Sì, perchè dovete sapere che da quando il mio papà è andato in pensione (oltre a prendere la patente per le ambulanze e a fingere di fare il crocerossino modello!) ha deciso di dedicarsi alla cucina...
Credo di avervi già parlato delle sue mostarde o della variante dalmata e non potevo quindi non rendervi partecipi anche dei suoi mitici bigoli con le acciughe (o, in lingua originale, bigoi con le sardelle)!
Piatto tipico del mantovano (e di cui potete leggere qui) lui lo rivisita aggiungendo qualche ingrediente segreto che, in nome del concorso, ho convinto a condividere con voi (obbligandolo a pesare ingrediente per ingrediente...).
Io li adoro!


I bigoli con le acciughe del papà

Ricetta per due persone:
Per cucinare i bigoli dello squalo bianco io faccio così:
Metto in un tegamino antiaderente due cucchiai di olio evo, ci sminuzzo uno spicchio d'aglio privato della sua anima e a fuoco lento stempero un vasetto di alici sott'olio da 80/90 grammi (oppure 80 grammi di acciughe salate disliscate e sfilettate). A questo punto aggiungo un cucchiaio abbondante di pomodori secchi macinati od in alternativa un cucchiaio di triplo concentrato Mutti. Per amalgamare il tutto due cucchiai di vino bianco che vado a sfumare assieme ad un cucchiaino di aceto balsamico.
Per finire un cucchiaino di condimento per aglio, olio e peperoncino (sapori di Ischia o condimento di mezzanotte Monini).
Salo l'acqua di cottura della pasta con metà sale del solito perchè le acciughe sono già saporite e cuocio una abbondante razione di spaghetti di buona misura e qualità.
Buon appetito!

lunedì 9 novembre 2009

Minestra detox di finocchi

Minestra detox di finocchi

Il clima in questi giorni si sta facendo sempre più teso. Con il pullulare degli scopiazzamenti gli animi si scaldano sempre di più e i fegati si fanno sempre più amari...e allora cosa volere di più di una bella zuppettina detox?
Questa è una ricetta che mi ha insegnato mia madre e che mi porto dietro dal primo anno di università. E' molto semplice. La faccio spesso quando voglio mangiare leggero ma con gusto (adoro queste brodaglie calde!). Inoltre è utile per lo smaltimento delle parti più dure del finocchio (che è sempre un peccato buttar via) e per le croste di parmigiano.


Minestra di finocchi

300g finocchio
150g patate
un cucchiaio raso di farina
sale e pepe
croste di parmigiano (o parmigiano grattugiato)
olio evo

Tagliare con la mandolina sia il finocchio che le patate. Rosolarle in un cucchiaio d'olio, ricoprirle appena di acqua bollente, salare, pepare e far cuocere a fuoco vivo per 30 minuti circa. Sciogliere un cucchiaio di farina in 2-3 cucchiai d'acqua e aggiungerlo alla minestra. Cuocere ancora qualche minuto fino al raggiungimento della giusta consistenza. Terminare con le croste tagliate a pezzetti e servire.

martedì 7 luglio 2009

Gelato allo zabaione con ciliegie sciroppate

Gelato allo zabaione con ciliegie sciroppate

...ovvero quello di cui dovrei nutrirmi dopo il tour de force di Mantova!
Altra ricetta della mamma...e di quelle super!
La cosa positiva è che è un procedimento da fare senza la gelatiera (il gelato, contenendo così tanti grassi, riesce a rimanere morbido anche senza la mantecatura meccanica).
La prima volta l'ho servito con le ciliegie, la seconda con una cucchiaiata di pesche fatte sciroppare col medesimo procedimento e amaretto sbriciolato.
Qui si stanno sfiorando alti picchi di lussuria...


Gelato allo zabaione con ciliegie sciroppate

mezzo litro di panna fresca
4 tuorli
4 cucchiai di zucchero
8 cucchiai di Marsala

una manciata di ciliegie
un cucchiaio di zucchero

Montare a bagnomaria i tuorli con lo zucchero e il Marsala. Fare attenzione che la temperatura non salga troppo (come per un qualsiasi zabaione).
Montare la panna e mescolarla allo zabaione fatto, nel frattempo, intiepidire.
Versare il tutto in una vaschetta e alloggiarlo in freezer (volendo, lo si può anche adagiare in stampini monodose non troppo arzigogolati).
Se possibile, dargli una mescolata ogni ora (servono almeno tre ore in freezer).
Poco prima di servirlo, preparare le ciliegie (o altra frutta) lavandole e ricoprendole di acqua (quel tanto che basta perchè siano immerse) e aggiungendo un cucchiaio di zucchero. Cuocerle a fuoco alto fino a completo assorbimento del liquido.
Servire il gelato con le ciliegie tiepide.
Leccarsi i baffi e fare penitenza per le due settimane seguenti...

domenica 21 giugno 2009

Lo spumone alla fragola

Spumone alle fragole

Questa ricetta -non so perchè, dato che la foto non è nulla di fantasmagorico- si è attirata un sacco di complimenti su Flickr. Sarà merito del nome (che ispira simpatia) o del colore rosa Barbie, fatto sta che questa ricetta di mia madre ha conseguito un successo inaspettato. L'unico imbarazzo è nato quando una lettrice inglese mi ha chiesto la translation del termine "spumone"...ehm, ehm!
Le dosi (grazie mamma per avermi avvisata!) possono sfamare l'intero esercito italiano per i prossimi sei mesi e quindi il consiglio è di dimezzare le quantità.
L'ho servito, di volta in volta, con fragole fresche tagliate a pezzetti o ciliegie velocemente sciroppate e ancora tiepidine. Ottimo in entrambe le versioni.
Ovviamente questa preparazione si presta a mille varianti in quanto a frutta.


Spumone alla fragola

700g fragole (già pulite)
500g panna
5 albumi
300g zucchero
un goccio di liquore a piacere

Passare le fragole al passaverdura o frullarle con lo zucchero.
Montare la panna e incorporvi la purea di fragole.
Montare gli albumi e incorporarli al resto.
Distribuire il tutto in uno stampo bagnato con un goccio di liquore e riporlo in freezer.
Non servirlo direttamente dal freezer, ma farlo scongelare qualche minuto.

lunedì 11 maggio 2009

Costine di maiale all'acqua

Costine di maiale all'acqua

Vedo già lo scettiscismo dipinto sui vostri volti...e invece è proprio così: una cottura a base unicamente di acqua.
Lo so che è difficile da credere, eppure, se mi date fiducia, avrete la possibilità di mangiare le costine di maiale più buone e tenere della vostra vita.
E ve lo dice una mantovana DOC!
Che dite, accettate la sfida?


Costine di maiale all'acqua

costine di maiale
acqua bollente salata (o brodo vegetale)

Far rosolare le costine in una padella senza condimento e da entrambe le parti, poi (volendo, dopo averle sfumate con un goccio di vino bianco) ricoprirle di acqua bollente (quel tanto che basta per ricoprirle e non di più!) e farle cuocere per mezz'ora a tegame coperto. Passato questo tempo, togliere il coperchio e continuare la cottura, a fuoco moderato, fino a totale assorbimento dell'acqua (1 ora circa). Si deve vedere la carne che si stacca dall'osso.

martedì 28 aprile 2009

Le polpette: il trucco della nonna

Polpette

Dopo aver visto la bellissima iniziativa lanciata da Sandra non ho avuto più dubbi: questa ricetta andava proposta!
Perchè non so come la pensiate voi, ma per me queste sono in assoluto le polpette più buone del mondo. La ricetta? Non esiste.
Sfido chiunque di voi ad andare dalla propria nonna a farle i cavilli sul peso degli ingredienti...vi manda a quel paese nel giro di un nanosecondo!
Come sappiamo, la cucina di un tempo era per lo più basata su quello che c'era a disposizone e le bilance tarate al grammo non esistevano.
Quindi, non aspettatevi neppure da me ingredienti precisi. Lo spirito di una ricetta non va mai snaturato!
In ogni modo, il messaggio che voglio lasciarvi, ovvero il trucco fondamentale di queste piccole chicche è l'uso della besciamella per tenere insieme le carni al posto del'obsoleto uovo.
Ecco, questo trucchetto le rende di una morbidezza incredibile, senza precluderne la compattezza.
Non so perchè l'uovo sia sempre così usato ed abusato (penso anche ai ripieni per le verdure)...rende le carni così stoppose, così gnucche...che bisogno c'è?
Ora vediamo se riesco ad imbastire due dritte...
Ah, dimenticavo! Il tocco finale: una pioggia di sale di Maldon (ma chi è che ha inventato il sale di Maldon? Come si fa a vivere senza?)!
Queste polpette, in base alle dimensioni, possono essere servite come secondo o come simpatico finger food.


Le polpette di carne della nonna Eros*

metà carne di vitello/manzo macinata
metà carne di maiale macinata (o anche una salsiccia)
pan grattato
parmigiano grattugiato
burro+latte+farina per la besciamella
noce moscata
olio evo
sale e pepe
farina
sale di Maldon per finire

Creare una besciamella molto densa, salarla, peparla, aromatizzarla con abbondante noce moscata e farla intiepidire.
Mescolare insieme le carni, aggiungere una bella manciata di parmigiano, il pan grattato e, poca per volta, la besciamella fino ad ottenere un composto cremoso ma compatto e lavorabile. Creare delle noci di carne e infarinarle.
Cuocerle in una padella con un abbondante giro d'olio (oppure friggerle).
Salare in ultimo con sale di Maldon.

* sì, mia nonna si chiamava Eros...!

Questa ricetta, se ancora non si fosse capito, concorre per il conseguimento del libro La cucina di casa mia di Guido Tommasi Editore.

giovedì 29 gennaio 2009

Torta di arance caramellate

Torta di arancia caramellata

Mannaggia al caramello! Ogni volta che ho a che fare con lui faccio un casino. Questa torta è molto semplice. Si piazza dello zucchero sul fondo di uno stampo e lo si fa giocherellare con il fuoco del fornello...sì, ma se sei sfigato (o fortunato) e hai il vetroceramica, con che fiamella ti metti a giocare?!??
E qui nasce il casino. Perchè non posso mettere i miei stampi sul vetroceramica essendo troppo sottili per sopportare il calore diretto senza deformarsi e quindi mi tocca sfoderare il cannello in azione combinata con la vicinanza al calore della piastra. Insomma, stendiamo un velo pietoso.
Fatto sta che questa torta è proprio buona, velocissima e gradevolissima.
La ricetta originale -ricetta della mamma- risale all'inizio dei tempi. Ricordo addirittura di averla portata al liceo per una giornata di autogestione in cui io tenevo lezioni di cucina...pensate un po' a come stavo messa già male...
Comunque, l'originale prevede l'uso dell'ananas ed è molto molto buona ma, ispirata da un'idea di Elisabetta, ho deciso di tentarla anche in versione agrumosa.


Torta di arance caramellate

3 arance pelate a vivo e tagliate a fette, passate all'ultimo in padella con un filo di burro e un cucchiaio di zucchero di canna
120g farina 00
140g zucchero semolato + qualche cucchiaio di zucchero di canna per il caramello
100g burro fuso
2 uova
mezza bustina di lievito per dolci
un po' di succo di arancia (3 cucchiai circa)

Ho acceso il forno a 180 gradi.
Ho preparato il composto sbattendo le uova con lo zucchero (sbattendo, ma non montando!), aggiungendo la farina setacciata col lievito, la scorza di un'arancia grattata e, in ultimo il burro fuso e un po' di succo di arancia per ammorbidire.
Ho imburrato lo stampo (da 24) e ne ho cosparso il fondo di zucchero di canna. Con l'aiuto del cannello ho fatto caramellare lo zucchero (se avete un recipiente adatto e il fornello a gas, potete fare questa operazione sul fuoco) e vi ho adagiato ordinatamente sopra le fette di arancia ancora calde.
Ho versato sopra il composto e infornato a 180 gradi per 20-25 minuti circa (coprendo la torta dopo una decina di minuti). Prova stecchino.

martedì 13 gennaio 2009

Millefoglie di arance e olive nere

Insalata con arance e olive nere

Questa ricetta credo non rappresenti niente di nuovo per nessuno. Combinazioni varie tra finocchio, olive, sedano e arancia credo l'abbiamo provate un po' tutti.
Era la presentazione che mancava. A volte basta così poco per rendere un piatto accattivante...eppure a quel "poco" spesso non ci si arriva.
Per quanto mi riguarda, la costruzione 'a torretta' è nata sfogliando l'ultimo numero di Elle à table, dove ho trovato una versione di questa insalata con il pompelmo rosa. Niente di più semplice.
A dire il vero, ve ne volevo proporre una declinazione col cedro, ma dato che a QUALCUNO non è piaciuta, mi limito a tornare sui miei passi.
Inutile dire che per la riuscita del piatto gli ingredienti devono essere di eccellente qualità (mi riferisco soprattutto alle olive).


Millefoglie di arance e olive nere

per 1 porzione
1 arancia
una decina di olive nere
un filo d'olio

Pelare l'arancia a vivo e tagliarla a "rondelle" in senso longitudinale. Privare le olive del nocciolo e tagliuzzarle grossolanamente.
Comporre il piatto alternando uno strato di arancia ad uno di olive e terminare con un filo d'olio d'oliva (il sale, a mio avviso, non serve, ma dipende da quanto sono saporite le olive).

Questa ricetta partecipa alla raccolta di Susina, strega del tè.



e al concorso di Lisa e Giovanna Ci piace un sUcco!

domenica 4 gennaio 2009

Arrosto di maiale con prugne e spinaci


Questa è sempre stata una delle mie ricette preferite tra quelle che giravano per casa.
L'ho imparata tramite l'osservazione e ve la riporto con tutta l'approssimazione del caso.
Non vi arrabbiate...
Ovviamente è il mio cavallo di battaglia soprattutto nei periodi festivi in cui ci si concede qualche vizio in più...quindi, se avete ancora la forza di mangiare (...), provatela!


Arrosto di maiale con prugne e spinaci

Arista di maiale
spinaci
prugne secche
latte
vino bianco
aglio, olio, sale e pepe

Prendere un'arista, tagliarla al centro (o in 2 a libro) e salarla/peparla. Creare un letto di spinaci (precedentemente passati in padella), adagiarvi sopra delle prugne secche e legare il pezzo di carne con spago da cucina, con corde di silicone o con stuzzicadenti in caso di disperazione. Mettere a scaldare due cucchiai d'olio e uno spicchio d'aglio in padella/pentola, far rosolare l'arrosto da tutte le parti per qualche minuto e sfumare con un bicchiere di vino bianco fino ad evaporazione. Aggiungere 2 bicchieri di latte caldo, una decina di prugne secche, coprire e far cuocere rigirando di tanto in tanto per una ventina di minuti (ma il tempo dipende dal pezzo! Questo vale per un pezzo abb. piccolo, per 4 persone).

Una volta cotto, recuperare le prugne sparse in padella, un po' di sughino di cottura e frullare il tutto con un po' di latte. Servire l'arrosto con la sua salsa.

P.S. Oggi, decennale della morte di De Andrè, vi lascio anche un piccola colonna sonora (quella che sto ascoltando proprio ora).

P.P.S. In realtà avrei voluto SCEGLIERE una canzone, ma scegliere una canzone di De Andrè è praticamente impossibile. Così, tra mille rimorsi, vi ho messo proprio quella che passava in questo momento.