Di recente sono stati proposti da
Alex (di ispirazione ferrarese) e da
Giulia partendo da una ricetta emiliana. Oggi voglio presentarvi i miei, di stampo nettamente mantovano, con tutte le varianti familiari del caso.
Questi per me rappresentano la perfezione fatta ad agnolino, il sapore corrispondente alla mia idea platonica e sono il tentativo di mettere su carta quel gran casino di quantità ad occhio che mi ha elargito (sotto tortura, sia chiaro) la nonna Cati -le stesse che le aveva spiegato la bisnonna.
Dal punto di vista estetico (e anche da quello pratico) si può nettamente migliorare, ma mi ritengo molto soddisfatta del mio primo esperimento agnolinoide. L'importante era riuscire a ricostruire i sapori del ripieno, poi sulla sfoglia migliorerò col tempo.
Per tradizione si servono con un buon brodo di carne (gallina/cappone & manzo) durante il pranzo di Natale.
Agnolini
dose per un chilo abbondante di agnolini:
4 uova
400g farina 00 (ho usato un 10% di manitoba per dare più elasticità all'impasto, ma non ditelo alla nonna, vi prego!)
125g cappello del prete (o muscolo)
100g lonza di maiale
125g salamella mantovana
una fetta di prosciutto crudo da 75g
una fetta di pancetta da 50g
una fetta di mortadella col pepe da 75g
75g di magoncini (anche detti ventrigli o durelli) di pollo al netto degli scarti
150g grana grattugiato
1 uovo
vino bianco per sfumare
Mettere tutte le carni -esclusi prosciutto e mortadella- in una pentola e iniziare a rosolare senza l'aggiunta di altri grassi (salamella e pancetta, col calore, inizieranno a elargire i grassi sufficienti). Sfumare con un po' di vino bianco, far evaporare e aggiungere poca acqua (quanto basta per ricoprire appena le carni). Cuocere lentamente a recipiente coperto per almeno due ore. Gli ultimi minuti aggiungere anche il prosciutto e la mortadella.
Recuperare le carni tenendo il brodo da parte e tritarle. Una volta fredde, aggiungere il grana e l'uovo e aggiustare eventualmente la consistenza con qualche cucchiaio del brodo di cottura.
Io non ho ritenuto necessario nè salare nè pepare.
Iniziare a confezionare la pasta: tirare una sfoglia* non troppo sottile (non dev'essere una sfoglia invisibile e in bocca deve risultare "ignorante" il giusto; io ho tirato fino all'ultima tacca della sfogliatrice del kenwood ma con l'imperia o altre macchinette un po' più professional la nonna si fermava alla penultima tacca), distribuire delle nocciole di ripieno e formare gli agnolini partendo da un quadrato di circa 4x4cm (dal quadrato ricavate un triangolo e, rigirandolo sul dito, congiungete le due punte del triangolo). Anche se non sembra, non ho usato il tagliapasta liscio ma quello ondulato.
Se non li consumate subito, fateli seccare per bene e poi metteteli in congelatore (per consumarli, gettateli in acqua bollente direttamente da surgelati).
La dose è adatta ad otto persone civili...a sei un po' mangione...a quattro se avete il mio DNA.
* se, come me, usate una macchinetta, prima di confezionare i vostri agnolini, fate un paio di passate su un asse di legno anche con il mattarello. In questo modo la sfoglia acquisterà più porosità "assorbendola" dal legno.
P.S.: qualora vi avanzasse del ripieno, questo è ottimo per imbottire polpettoni, faraone o verdure (la verza, ad es.). Enza, tra i commenti, giustamente suggerisce di usare il ripieno anche per delle olive ascolane.