domenica 13 luglio 2008

Conoscere il cioccolato


Oggi desidero parlarvi di un libro che mi ha molto entusiasmata. Si tratta di Conoscere il cioccolato, di Clara e Gigi Padovani, edito da Ponte alle Grazie (collana diretta da Allan Bay).
Ritengo, infatti, che la conoscenza che abbiamo del cioccolato sia ancora troppo superficiale e che questo bel libro, tecnico e storico nei contenuti, ma con uno stile davvero limpido e scorrevole, possa costituire un’ottima via per una migliore comprensione (e fruizione) del goloso cibo degli dei (da sottolineare anche un’ampia sezione dedicata ai migliori indirizzi nazionali ed internazionali per la degustazione delle etichette più pregiate).

Oggi consideriamo il cioccolato una prelibatezza da addentare lentamente o da centellinare con il cucchiaino, che dà brividi di piacere ai golosi e offre sensazioni complesse da scoprire. Ma questa immagine riguarda soltanto gli ultimi due secoli di una storia ben più antica, che affonda le radici nelle civiltà mesopotamiche del Golfo del Messico. Per queste popolazioni, quei semi scuri rappresentavano davvero qualcosa di importante: oltre a trasformarsi in liquido energetico e stimolante per le classi nobili, venivano usati come moneta corrente, tanto che gli Spagnoli, quando raggiunsero le Americhe, trovarono i palazzi dell’imperatore pieni di ceste di fave di cacao.
Soltanto l’aggiunta di zucchero, avvenuta nella prima metà del XVII secolo, rese gradevole la bevanda, fino a conquistare le corti e i monasteri di tutta Europa.
Nella prima metà dell’Ottocento, il cioccolato cambiò ancora volto quando, in Gran Bretagna, venne trasformato in una tavoletta solida e, qualche anno più tardi, in Svizzera, divenne un piacevole alimento al latte o fondente.
Anche la sua considerazione sociale e culturale si modifica radicalmente nel corso dei secoli. Gli Europei, infatti, prima lo disprezzano, poi lo interpretano come una medicina, quindi lo esaltano come uno dei simboli della raffinatezza dell’Ancien Régime. Nel XX secolo diventa un alimento “democratico” e soltanto all’inizio del Terzo Millennio si afferma come prelibata specialità da gourmet, grazie al ritrovato legame col territorio.
Ed è proprio la storia del cioccolato che questo libro ci racconta con dovizie di particolari. A partire dalla sua scoperta, sino ad elencarne le tappe fondamentali della sua storia più moderna, che, sintetizzando, potrebbero essere queste:
- 1828: l’olandese Conread J. Van Houten, riesce a spremere le fave per ottenere la polvere di cacao da sciogliere in acqua;
- 1849: il capitalista inglese Joseph Storrs Fry, terza generazione di medici e chimici industriali, prepara la prima tavoletta solida;
- 1875: il costruttore svizzero di candele Daniel Peter, con la figlia, inventa il cioccolato al latte grazie al latte in polvere realizzato dal suo vicino di casa, il farmacista tedesco Henry Nestlé;
- 1879: il tecnico-cioccolatiere svizzero Rudolph Lindt, che dimenticando accesa la sua macchina miscelatrice (e ritrovandosi così, una materia molto più cremosa e facile da modellare), apre la strada al fondente, come lo battezza egli stesso.
Così, dopo un piacevolissimo excursus storico, gli autori passano a delinearne le caratteristiche principali, i criteri grazie ai quali possiamo distinguere un cioccolato di qualità da uno della peggior specie (ad. es., la barretta di cioccolato non deve presentare tra i suoi ingredienti anche il cacao in polvere), la storia delle preparazioni più famose (Sacher, Barozzi, 900, ecc.), i suoi innumerevoli utilizzi, sia nel dolce che nel salato e così via.
Ma credo di avervi già detto abbastanza e, onde evitare di fare la figura della cioccolataia, preferisco lasciare la parola a Clara e Gigi Padovani.
A proposito, sapete da dove viene l’espressione “fare la figura del cioccolataio”, ovvero, “fare brutta figura”, “non essere all’altezza della situazione”?
L’origine è molto discussa, ma pare si debba far risalire ad un aneddoto - dall’accezione meno negativa di quanto si pensi- che ha per protagonista Carlo Felice di Savoia. Come ci dice lo storico Mario Marsero,“il detto risalirebbe ad una affermazione fatta da Carlo Felice (1765-1831) ai primordi del suo regno. La leggenda narra che un cioccolataio arricchito si era messo ad andare in giro per Torino su una carrozza trainata da quattro cavalli, mentre di solito i borghesi usavano solo il tiro a due; il monarca sabaudo, che era solito uscire in quadriglia, venuto a conoscenza del fatto, fece chiamare il buon uomo avvisandolo di cambiare le sue abitudini perché lui, il re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, non si poteva permettere di “fare na figura da cicôlaté”.


Conoscere il cioccolato

Clara e Gigi Padovani
Ponte alle Grazie
Euro 15



NOTA IMPORTANTE: NON date cioccolato agli animali, soprattutto ai CANI, perchè per loro è TOSSICO e potrebbe anche comportarne la morte immediata!

13 commenti:

Fra ha detto...

Grazie bellissima segnalazione e da come ne parli bellissimo libro...adesso vado a rivedermi chocolat per farmi definitivamente del male
Buona domenica e un bacione

Ciboulette ha detto...

Ecco, per affrontare le proprie maie forse è necessario razionalizzarle..magariise compro questo libro sarò cosi sazia di cultura del cacao che potrò stare lontana da tavolette e gelato al cioccolato!!!! :))))

Scherzo, grazie per la recenzione, ed il post che tornerò a rileggermi con calma..un bacio!!!

twostella il giardino dei ciliegi ha detto...

Libro molto interessante anche per l'approfondimenti storico. Grazie della segnalazione!

lenny ha detto...

Un'evoluzione storica lunga e complessa quella del cioccolato che lo ha sempre visto attraversare i secoli, come venerabile e prezioso signore.
La tua bellissima recensione rende ancora più interessante un argomento ed un testo che si preannunciano "goduriosi"

clamilla ha detto...

Caspita deve essere veramente interessante, da come ne parli, non mancherò di ricordarmelo!
Riguardo ai cani lo so, hai decisamente ragione...ma non ti far sentire dalla mia pseudo cagnolina luna che tutto sembra fuorchè cane...lei avrebbe qualcosa da ridire! Pensa che se la mia piccola Camilla mangia il dolce al fondente e mentre mangia lei cammina e semina molliche, Luna le sta dietroi passo passo con la bocca attaccata al pavimento a mò di aspirapolvere! eheheheheh!!!!!!

salsadisapa ha detto...

quella del cioccolato velenoso per i cani la sapevo, il resto a tozzi e bocconi! grazie cara spilucca, cerco subito il libro!
buona settimana ;-)

michela ha detto...

Virginia, grazie per la segnalazione del cioccoalto sui cani l'ho ripetuta sul post di oggi sulla permetrina.
La micia sta bene, sembra fuori pericolo.
Grazie per l'aneddoto della figura da cioccolataio, non lo conoscevo.
Ed anche ovviamente per la segnalazione del libro.
Grazie.
ciao

Camomilla ha detto...

Grazie per avermi fatto conoscere questo interessantissimo libro sul cibo degli dei! Non sapevo che per gli animali fosse altamente tossico, per fortuna i miei non l'hanno mai mangiato!
Baci e buona giornata!

lydia ha detto...

Davvero interessante, ne so troppo poco sul cioccolato e devo rimediare.
Grazie per la segnalazione

Dolcezza ha detto...

molto interessante questo libro, la tua recensione è molto bella e non sapevo lo usassero come moneta!ma davvero ai cani fa cosi' male? pensa che il mio micio è ghiottissimo di nutella, se lascio il barattolo aperto ci infila tutto il muso!
un abbraccio!

sally ha detto...

io sono dipendente da cioccolato!!! chissa' quante belle cose ci sarano nel tuo libro. Attendo news e ricette, ciao sally

Camomilla ha detto...

Ciao Virginia, appena hai tempo potresti passare da me a ritirare un premietto?
Buona giornata!

Virginia ha detto...

Ragazzuole, guardate che è un ottima lettura da ombrellone!!!
Dateci dentro!