mercoledì 7 marzo 2012

Una torta di famiglia. Di carote.

cubi carota

Di recente ho avuto l'occasione di sfogliare contemporaneamente il ricettario di mia madre e quello di mia zia. Nonostante la scrittura geroglifica sono riuscita ad individuare un tot. di ricette identiche che portano il nome di varie zie. Questa è la torta di carote della zia Elide.
Se volete posso fingere che sia dietetica facendovi notare che è priva di burro/olio, glissando sulla "misera" quantità di frutta secca...
Un vantaggio vero però ce l'ha: l'ho preparata in cinque minuti di orologio.
Ho fatto partire il cronometro, provare per credere!

Post scriptum
: non solo sono tornata ma da domani affiancherò i miei colleghi ed amici nel progetto di Gastronomia Mediterranea.
Non sarà una sostituzione al blog, ma un completamento. Come già sapete Gastronomia Mediterranea tenta di approcciare la cucina a tutto tondo, a partire dai prodotti/produttori fino ad indagare la storia gastronomica e di costume. Sono molto entusiasta di questa nuova avventura e spero che anche voi lo sarete con me.


La torta di carote della zia Elide

250g carote crude pulite
200g mandorle senza pelle (io ho fatto un mix mandorle/nocciole)
200g zucchero (ne ho usati 160 e di canna)
2 uova
2 cucchiai di farina
un cucchiaino di lievito
scorza di limone (io ho messo anche arancia)

Tagliare le carote a pezzi e metterle nel frullatore con la frutta secca e lo zucchero. Aggiungere poi la farina, il lievito, le uova e la scorza di limone (e aranncia).
Mescolare bene e distribuire in uno stampo imburrato.
Cuocere a 180 gradi per 30 minuti circa.
Servire tagliata a cubotti.


martedì 24 gennaio 2012

Zuppe anticrisi

zuppe

Non vorrei fare la finta modesta, ma devo rivelarvi che ho avuto l'onore di leggere in anteprima le idee contenute nella manovra salva-Italia di Monti.
Ebbene, nel capitolo dedicato al risparmio ho scovato la ricetta di queste tre zuppe e l'ho fatta mia...
Queste zuppe sono state ottenute rispettivamente dalle parti di scarto del finocchio, dai gambi dei carciofi e dalle foglie esterne del cavolfiore, ovvero da quello che si è soliti buttare.
Ma è tempo di crisi e, si sa, è bene non sprecare niente soprattutto se il risultato è decisamente appagante...
Come ho fatto?

Le zuppe anticrisi
ricetta del presidente Monti

In tutti e tre i casi ho cotto gli ingredienti tagliati a pezzetti assieme ad una o più patate (sbucciate e tagliate anch'esse), sale e acqua fino a ricoprire. Ho poi cotto per una quarantina di minuti fino a rendere gli ingredienti morbidi da essere frullati.
In tutti e tre i casi ho servito con una generosa macinata di pepe, crostini di pane, un generoso giro d'olio e, per non farci mancare nulla, anche con qualche pezzo di crosta di grana.

venerdì 20 gennaio 2012

Millefoglie di sardine e finocchio

millefogliesarde

E' difficile riprendere il ritmo. Difficile aver ancora voglia di aspettare che il piatto si raffreddi per scattare una foto. E questo non solo perchè la mia vita è profondamente cambiata (perchè il cambiamento è gioia quotidiana) ma perchè avverto una certa saturazione nei confronti del mondo della cucina. E' quando il troppo "stroppia" e fa venire un po' di nausea...
Mi consolo con questa insalata di sardine e finocchio, una sorta di sicilianissima pasta con le sarde ma...senza pasta!


Millefoglie di sardine e finocchio

Per 4 persone:
400g sardine
2 finocchi
50g pane in cassetta
30g pinoli
30g uvetta
Un limone
Sale, pepe olio

Pulire le sardine, aprirle in due e cuocerle in forno a 180 gradi con un filo d’olio per 10 minuti.
Lavare il finocchio e affettarlo sottilissimo a rondelle. Adagiarlo su un piatto piano e irrorarlo di olio e succo di limone. Condirlo anche con sale e pepe.
Frullare insieme il pane con i pinoli e l’uvetta già ammollata e ben strizzata fino ad ottenere delle briciole grossolane. Scaldare un padellino con un cucchiaio d’olio e ripassarci le briciole di pane fino a renderle croccanti.
Comporre il piatto alternando le rondelle di finocchio, le sardine e il trito di pane tostato. Terminare con una macinata di pepe e un filo d’olio a crudo.

lunedì 5 dicembre 2011

Per un Natale POP

corona pop corn

E' sempre deprimente quando tento di entrare nel mio blog e il Signor Blogger mi chiede nome e password (che si sia scordato di me? che il mio spilucchino mi stia rinnegando?).
Anche oggi, come potete immaginare, nessuna ricetta ma solo una nuova idea per il Natale imminente (anche questa finita sui banchetti del mercatino) tratta dal sito di Marha Stewart.
Come si fa?

Vi servono una struttura circolare (tipo corone da fiorista -anche di spugna- che ho rivestito di pluriball in modo che la colla attecchisse per bene), una pistola per la colla a caldo, un sacchetto di pop corn e tanta tanta pazienza...

mercoledì 30 novembre 2011

Corona di panpepato

corona biscotti

Ebbene sì, sono ancora viva. In realtà non mi dedico molto alla cucina che non sia stracotta e frullata (però sto facendo delle signore pappe, eh!) ma nel fine settimana ho lasciato Chiara alle cure del suo papà e mi sono dedicata alla preparazione di un po' di ghirlande natalizie da vendere al mercatino organizzato in favore dei bambini alluvionati della Liguria (chi mi segue su Facebook già lo sapeva).
In casa mia, come penso in tante altre case d'Italia*, biscotto di panpepato fa rima con Alda Muratore, la cui ricetta, così come la sua memoria, rimarrà sempre nei nostri ricordi.
Ho usato mezza dose e con questa ho ottenuto sei corone.
Per farla ho fatto girare le sagome dei biscotti attorno ad un coppapasta tondo e le ho sovrapposte in modo da tenerne una sopra e una sotto e così via.
Dimenticavo: ho cotto 7-8 min a 180 gradi.


Biscotti di panpepato di Alda Muratore


(dose x 1 casetta e 2 teglie di biscotti – se si vuole fare solo 1 di queste cose, dimezzare le dosi)
200 g burro
500 g miele (possibilmente aromatico, non industriale)
250 g zucchero
almeno 3 cucchiaini di spezie in polvere (1/2 cucchiaino x ciascuno di: cannella, zenzero, chiodi di garofano , anice), noce moscata (poca)
1 bustina di lievito tipo pane degli angeli
15 g cacao
1200 g di farina
2 uova

Mettere in una pentolina il cacao e lo zucchero setacciati insieme; il miele, gli aromi e il burro a pezzetti ; fare fondere insieme a fuoco basso, amalgamare e far raffreddare a temperatura ambiente (non deve indurire). Mescolare la farina e il lievito in una terrina capace, fare il pozzo nel centro, battere leggermente le due uova, metterle nel pozzo, mescolarle con un po' di farina e aggiungere il composto di miele tutto in una volta; con il cucchiaio di legno o le fruste a gancio amalgamarlo con la farina, poi continuare ad impastare con le mani o nel robot da cucina. Quando la pasta è ben liscia, metterla in una terrina, coprire con pellicola trasparente e fare riposare una notte o mezza giornata. Stendere la pasta non troppo sottile (5-7 mm) e ritagliare le forme; per il buchino attraverso cui far passare il filo per appenderli, inserire un pezzo di stuzzicandenti e lasciarlo per tutta la cottura. Cuocere a forno moderato (180-200 °C) per 15’, senza lasciare brunire. Importante è la decorazione: glassa bianca o cioccolato, zuccherini colorati o argentati, canditi. Attenzione a non cuocerli troppo: diventano duri per effetto del miele. Meglio sfornarli appena morbidi, poi induriscono comunque. Se la decorazione è fatta con la glassa, meglio farla subito prima di appenderli; se invece li decori con mandorle e canditi, puoi farlo prima della cottura (le mandorle non devono dorarsi in cottura). Farli raffreddare su una gratella e quando sono ben freddi conservarli nelle scatole di latta fino a Natale. Appenderli all’albero non più di 8 giorni prima, per evitare che prendano polvere. Questi biscotti vanno preparati in anticipo e lasciati ‘frollare’ (nella solita scatola di latta) prima di consumarli o appenderli: appena sformati sono troppo duri, con il tempo si ammorbidiscono e risultano più saporiti. Un trucco per accelerare il procedimento: mettere nella scatola, insieme ai biscotti, una o più (a seconda delle dimensioni della scatola) fettine di mela.

*Come potete vedere oggi da Diletta, non mi sbagliavo...

AGGIORNAMENTO: sono spiacente di comunicare che queste corone non sopravvivono per più di 5-6 giorni. Purtroppo i biscotti assorbono l'umidità esterna e si sfaldano. Vanno quindi fatte in prossimità delle feste. Naturalmente tenute coricate reggono di più. E' stata la triste scoperta di stamattina che mi sembrava doveroso comunicarvi.

lunedì 24 ottobre 2011

Pappe.

In questi giorni le mie attenzioni sono state rivolte alla preparazione delle prime pappe di Chiara. In genere la prima pappa è composta da un brodo di verdura, qualche cucchiaio di crema di cereali (le prime, di solito, senza glutine), un filo d’olio e un cucchiaino di grana.
Ora, sorvoliamo sul fatto che ho impiegato più di mezz’ora per riuscire a scegliere una misera carota e una banale zucchina, girandole e rimirandole neanche dovessi far da mangiare a Gualtiero Marchesi (beh, che poi non sarebbe nemmeno tanto difficile dato che il Maestro oggi dovrebbe accontentarsi di un panino…).
Ho scelto delle verdure normali, non biologiche e questo un po’ perché al biologico credo fino ad un certo punto e un po’ perché la scelta bio mi fa sentire come se chiudessi mia figlia sotto una campana di vetro, perfettamente sterilizzata e completamente avulsa dal mondo -in questo caso, della tavola- reale.
Questo per dire che non sono una di quelle mamme ipocondriache che crede ciecamente nel biologico né tantomeno una di quelle new age con il ciuccio sempre perfettamente sterilizzato e via dicendo. Penso al contrario che un po’ di “schifezzine” quotidiane aiutino la formazione degli anticorpi rafforzando la salute di mia figlia.

Ma torniamo a noi…
Dopo l’impresa della selezione delle verdure è arrivato il momento di scegliere quale crema di riso acquistare. Con una certa serenità mi sono avvicinata allo scaffale preposto e ho iniziato a vivisezionare le varie offerte tramite l’analisi dell’etichetta riportante gli ingredienti.
Qui con grande stupore ho scoperto che la maggior parte dei prodotti delle marche più note dichiara tra gli ingredienti la presenza di AROMI e/o VANILLINA. Come è noto, quando il termine “aromi” non è accompagnato da alcuna specifica (es. “naturali”) significa che si tratta di aromi di sintesi ottenuti, con l’aiuto della chimica, in laboratorio. La vanillina è uno di questi. Giusto per intendersi, la vanillina è una sostanza ottenuta nel migliore dei casi da un sottoprodotto dell’industria della lavorazione del legno (lignina), nel peggiore è figlia dell’industria petrolchimica (vedi Bressanini).
Ed è innanzi a questo panorama che mi fa sorridere l’attenzione (peraltro molto soggettiva) dedicata dai pediatri all’introduzione graduale dei vari cibi nello svezzamento onde evitare di coltivare terreni fertili per allergie/intolleranze (guai a proporre un pomodoro prima del nono mese o il latte prima dell’anno!!!) senza pensare a quali conseguenze potrebbero avere queste sostanze sull’organismo del bambino.

Ma al di là dell’aspetto salutistico della questione, tengo a soffermarmi su quello educativo. Che tipo di curiosità/senso critico volete che possano stimolare dei cibi omologati nel sapore? Come si può formare il senso del gusto quando i prodotti assaporati sono tutti appiattiti al dolce della vanillina (o chi per essa)?
Non sono qui a fare una crociata anticapitalistica, né voglio cadere in un discorso superficiale e paternalistico. Dico solo che si può scegliere e, con un po’ di attenzione, si può anche scegliere bene.

Insomma, oggi più di prima ho imparato a perdere tempo davanti alle etichette dei prodotti che compro. E voi?

mercoledì 12 ottobre 2011

Le acciughe marinate del mio papà

acciughe

Ormai ho capito che per mandare avanti la baracca ho bisogno del supporto di tutta la famiglia e non sto parlando solo della mia nuova vita da mamma, ma anche di questo piccolo spazio ultimamente tanto trascurato.
Ho perciò subito approfittato delle acciughe che mi ha portato a casa il papà dal mare per immortalarle velocemente e farmi dare la ricetta.
Mi rendo conto che alcuni dettagli siano un po' esosi (lo snobismo con cui mio padre afferma di non far toccare acqua dolce al pesce è quantomai adorabile) ma così è la ricetta originale e così ve la riporto.
Grazie papà!


Le acciughe marinate del mio papà


Acquistare solo prodotto che sia garantito (pescato nella notte): l'occhio dovrà
essere limpido e la carne consistente, non stanca. Il profumo di mare non deve
esserci poichè il pesce fresco non ha nessun odore.
Provvedo quindi alla sfilettatura che eseguo con apposito coltello. Il
successivo lavaggio lo effettuo in acqua di mare pulitissima (non faccio mai
toccare acqua dolce al pesce). Ripasso i filetti lavati uno ad uno controllando
visivamente che non ci sia sospetto di anisakis; durante questa operazione tolgo
dai filetti le risidue pinne dorsali. Metto quindi il pesce così pulito 45
minuti in aceto di vino bianco od incolore. Provvedo quindi a togliere l'aceto
rilavando ben bene in mare (sempre molto pulito) e lascio asciugare 15 minuti.
Condisco con olio e pepe; il sale non serve perchè sono state trattate in mare.
Si possono mangiare subito ma domani sono ancora più buone. Una variante prevede
che al posto dell'aceto vengano marinate per 10 minuti con limone e subito
mangiate senza rilavarle.
Se anzichè le acciughe o alici avete trovato solo le sarde, la marinatura in aceto durerà almeno un'ora.

lunedì 26 settembre 2011

Istinto

carrots

No, questo blog non è chiuso per ferie, anzi, di ferie ne avrebbe nuovamente bisogno. Sono reduce dal battesimo di Chiara (e relativa organizzazione), una giornata bellissima che mi ha però risucchiato un bel po' di energia e di voglia di stare in cucina (e per fortuna che abbiamo invitato solo pochi amici e i parenti più stretti!). Al mio fianco ho avuto due grandi appoggi, Lydia e Diletta che hanno subito tutte le mie fissazioni e che non finirò mai di ringraziare abbastanza.
Sappiate però che, nonostante il delirio, il mio istinto fudbloggerfighetto non ha saputo resistere all'acquisto di queste meravigliose carote nere (che poi sono viola). Che sia un buon segno?

Nell'attesa di rimettere piede in cucina vi segnalo un bellissimo progetto portato avanti da un po' di brutta gente dedicato a chi ama il cibo e la cucina a trecentosessanta gradi: Gastronomia Mediterranea.

lunedì 8 agosto 2011

Chiuso per ferie

serratura

In realtà mancano ancora un paio di giorni alla partenza ufficiale, ma con la testa mi sento già più leggera e decisamente vacanziera.
Approfitto invece per salutarvi con calma, con una pila di vestiti da stirare e un'altra ancora da lavare ma con tanta gioia nel cuore perchè da quest'anno anche il ferro da stiro è diventato più bello.

Vi auguro tanta serenità,
ci si rilegge a settembre!

Virginia